per CUCINARE IN MASSIMA SICUREZZA
da CUCINARE IN MASSIMA SICUREZZA

Uno dei libri più interessanti che mi è capitato tra le mani nell’ultimo anno è un ricettario. Non un libro di ricette qualunque, ma un lasciapassare per un mondo che mi era interdetto, sconosciuto, lontano. Il carcere. Si intitola “Cucinare in massima sicurezza” e giovedì prossimo, 28 novembre, se ne parlerà alle 18.30 nel gazebo del parco della Montagnola, a Bologna. Sono andata, quando uscì, alla prima presentazione in città. Mi è piaciuta molto, come poi ho apprezzato il libro, ideato e sviluppato con i detenuti delle sezioni di massima sicurezza delle carceri italiane. Per questo vi consiglio di fare un salto, se riuscite, ad ascoltare l’artista visivo Matteo Guidi, curatore dell’opera.

Lasciatevi trasportare oltre le sbarre.

illustrazione di Mario Trudu
illustrazione di Mario Trudu

Scoprirete che cucinare, in prigione, si può. Basta ingegnarsi. E basta volerlo. Ma bisogna davvero desiderarlo tanto, attingendo a piene mani dalla propria fantasia. Perché in carcere non possono entrare coltelli, se non quelli di plastica. Né forbici se non le Chicco, con le punte arrotondate.

Cucinare in massima sicurezza
Cucinare in massima sicurezza

Scoprirete allora che il manico della scopa è utilissimo e fondamentale per stendere la pasta, che un frigo lo si può costruire incollando pezzi di polistirolo recuperati dai contenitori delle mozzarelle, che con i lacci delle scarpe in prigione ci si lega la pancetta per la stagionatura, e che il calore del televisore è indispensabile per far lievitare pane e pizza nel gelo di una cella. Per questo motivo, nelle ricette, prima ancora della lista degli ingredienti, c’è quella degli strumenti per realizzarle. Servono spazzolino da denti, temperamatite, sgabello, giornale, piatto in ferro, padella con coperchio e fornellino, ad esempio, per realizzare la “Patata incappucciata”.

illustrazione di Mario Trudu
illustrazione di Mario Trudu

E per poter cucinare le “Lasagne allo stipetto” oltre a casseruola, pentola, bomboletta di gas e 2 fornellini, bisogna disporre di un chiodo, di quattro lattine di birra vuote e di un coltello di plastica. Nel manuale troverete anche efficaci illustrazioni. Niente foto: in carcere la macchina fotografica non è la benvenuta. Ad animare il testo ci sono i disegni di Mario Trudu, in prigione da più di trent’anni, con un futuro segnato da una condanna all’ergastolo.

Lui, con altri detenuti, ha preso parte al progetto MoCa collective, che sta per Mondo Carcerario. MoCa ne è l’acronimo, ma è anche uno strumento amatissimo in carcere: la caffettiera. L’adoperano per piantare i chiodi, per stirare i pantaloni, per schiacciare i pinoli del pesto o le patate del purè. E come moca, anche. Che ti permette, quando “la cella si riempie dappertutto di buon aroma di caffè”, come si può leggere a pagina 131, di farti “sentire per un attimo in un luogo diverso dal carcere”.

illustrazione di Mario Trudu
illustrazione di Mario Trudu

Cucinare, si scoprirà leggendo questo bel libricino, significa soprattutto recuperare attimi e sapori di libertà. Sarà anche un’illusione. Ma ha un gusto sincero e profondo, come un buon caffè.

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