intervista a Carboni (foto Massimo Paolone)
intervista a Carboni (foto Massimo Paolone)

Faccio un lavoro strano. Bello. Bellissimo, certi giorni. In quei giorni ogni stortura di questo mondo, quello giornalistico, intendo, passa in secondo piano, scompare sullo sfondo. Intorno non c’è nessuno. Ci sei solo tu. La tua tastiera. Le tue parole che si formano rapide sullo schermo. Tutto il resto non ha valore. Non ti tocca. Mercoledì scorso, 27 novembre, è stato uno di quei giorni. Tra i servizi che mi erano stati assegnati c’era la presentazione del concerto di Luca Carboni, in programma il 20 dicembre al PalaDozza di Bologna, per i suoi primi trent’anni di carriera. Mi siedo in prima fila. Carboni comincia a parlare. A raccontare. A rispondere. Ed è come staccare un biglietto per un passato dai colori pastello.

biglietto primo concerto Carboni
biglietto primo concerto Carboni

Ci sono io ragazzina. Maglioni sformati, jeans, frangia e capelli lunghissimi. Ci sono Yuna e Amaranta, le mie amiche del cuore. Cominciavano gli anni Novanta. E la mia la colonna sonora di allora contemplava Silvia lo sai e le altre. Al primo concerto di Carboni siamo tutte e tre assieme. Siamo a Modena. È il 1992. È sempre il 27 novembre, solo di 21 anni prima. E ci sono Jovanotti e Carboni che cantano assieme. Loro amavano le canzoni del primo, io del secondo. Siamo piccole, ma ci sentiamo grandi. Siamo lì a cantare. Assieme. Ché se anche eri jovanottiana, a Bologna, in quegli anni, le canzoni di Carboni le conoscevi tutte lo stesso. O quasi.

biglietti concerti Carboni
biglietti concerti Carboni

Sicuramente sapevi del “fiore in bocca” di farfallina, degli autobus di notte “che non vorrebbero tradirci mai”, di quei “m’ama non m’ama oddio non m’ama più” e di tutte le persone silenziose “il cui silenzio fa rumore”. Sapevi dei tigli e del loro profumo, anche e soprattutto, “le sere di maggio”.

Sapevi e canticchiavi. Mentre giravi in bici, con il walkman nello zaino. Mentre facevi i compiti, con il mangianastri acceso sulla scrivania. Non c’era solo Carboni, nelle mie cassette. Però i suoi ritratti delicati, a pennellate decise ma mai violente, mi piacevano molto. Quelle canzoni ci hanno svezzato, sentimentalmente parlando. Romanticamente parlando. Da subito. Da “Questa sera”, con lui che le dice “stasera come sei bella stasera, sei così bella che ti voglio sposare” e lei che se ne sta in silenzio come se avesse ascoltato una banalità qualsiasi, fino alle “Storie d’amore” che “non finiscono mai” perché “dai cuori no, non si va più via” essendo “scatole perfette in cui ritrovi sempre tutto”.

spartiti Carboni
spartiti Carboni

C’è in particolare una canzone – ne parlavamo l’altra sera al Baby (il bar di Vincenzo, in vicolo Ranocchi) – che più di tutte ci ha segnato. “Ci ha rovinato”, per dirla con Giorgia e Lida. Ed è “Vieni a vivere con me”. Ci è rimasta sotto la pelle. Ci è rimasta in memoria. Quell’idea di storia d’amore ci ha accompagnato fino ad oggi. Magari non ci avrà rovinato davvero la vita, ma ci ha reso tutte particolarmente esigenti. “Oddio spero di no, spero di non avervela rovinata, la vita” rideva Carboni l’altro ieri, quando gliel’ho fatto presente. “Era una storia molto forte, d’amore e ribellione”. Ecco. Appunto. Me la sono canticchiata per tutto il giorno, mercoledì. Con le altre canzoni, che di colpo sono venute tutte fuori. A memoria. E con le strofe riemergevano i ricordi, gli angoli di Bologna dove credi siano nate. E ancora i luoghi e le persone a cui hai sempre associato quelle canzoni. Quindi le risate con le amiche del cuore, di quando l’infanzia sfumava nell’adolescenza.

con Carboni (foto Massimo Paolone)
intervistando Carboni (foto Massimo Paolone)

E quel concerto, il mio primo di Carboni con mamma (di Yuna) al seguito. Bello ricordare, bello canticchiare, bello scrivere con la musica nelle orecchie, senza bisogno di cuffie. Bello tutto. Anche il lavoro, certo. Bellissimo ieri l’altro. E dire che sono cresciuta con quel “potremmo studiare un modo per vivere senza lavorare” nella testa, sotto la pelle.

cartella stampa del concerto
cartella stampa del concerto

Vengo a vivere con te
lo sai mi sono innamorato
e la vita è troppo corta
e non possiamo perdere tempo
o forse è proprio il tempo
che non può perdere noi
Vieni a vivere con me
sai quante cose potremmo fare
tu potresti suonare il piano
mentre io spalmo la maionese
potrei spalmartene un po’ sul collo
e leccandoti far tremare Bach

Contro la noia della TV
guardare solo la pubblicità
gli spettacoli quelli no
quelli li faremo noi
e poi dopo aver fatto il bagno
correre al cinema a vedere un film

Potremmo essere felici e fare un mucchio di peccati
potremmo essere felici e a volte un poco disperati
potremmo dirci certe cose da fare accapponare la pelle
potremmo fare certe cose che ci fucilano alle spalle

Poi potremmo studiare il modo
per vivere senza lavorare
studiare l’ora per andare al mare
decidere per chi votare
andare in centro con la bicicletta
la bicicletta trallallerullà

E imparare a ballare il tango
che nella vita serve sempre
parlare un’ora del colore
per ridipingere il soffitto
e poi nel silenzio abbassare gli occhi
cercando nuovi angoli da baciare

Potremmo essere felici fare un mucchio di peccati
potremmo essere felici e a volte un poco disperati
potremmo dirci certe cose da fare accapponare la pelle
potremmo fare certe cose che ci fucilano alle spalle

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *