Pitigliano e Saturnia
Pitigliano e Saturnia

Perché santificare le feste quando lo fanno tutti? Questo lavoro è originale anche per i giorni in cui ti permette o costringe, a seconda che voi siate del partito del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, a ferie alternative. Le mie vacanze di Natale le sto vivendo in questi giorni. E per staccare la spina ho lasciato la mia amata Bologna per tre giorni in Toscana. Destinazione Saturnia. Staccare la spina non è stato proprio possibile, visto che la squadra che seguo per lavoro, esattamente in quegli stessi giorni, ha cambiato tecnico. Ma sono stati tre giorni piacevoli. E se vi capita di averne tre liberi, e di non sapere dove andare, beh, ecco qualche consiglio per una rilassante gita a Saturnia. 

pranzo a San Casciano
pranzo a San Casciano

Sosta a San Casciano – Se la puntualità non è il vostro forte, ovviamente non vi metterete in auto di prima mattina. Ma aspetterete il terzo caffè della giornata prima di imboccare l’autostrada. E non è forza di cose un male, se avete la fortuna di battezzare un paesino a caso e poi una trattoria a caso e scoprire dentro una custodia di un dvd gustose prelibatezze. A noi è capitato. Il paese che abbiamo scelto per la prima sosta era San Casciano, il ristorante era (è) “Da Bule” in via Cassia per Siena 90.
Il menu te lo portano dentro custodie di dvd in tema cibo: il mio era in “Amori e Dissapori”, quello del moroso giaceva al posto di “L’abbuffata”. Dovete assaggiare i crostini, golosissimi, e la guancia di manzo brasata (9 euro), un tuffo in un passato di cucine economiche e cotture lente. Un po’ troppo dolci per il miei gusti, i filetti di maiale con fichi e ribes (11 euro), ma il moroso ha gradito.

colazione e cena a Manciano
colazione e cena a Manciano

Un paesino per amico – Il B&B che avevamo scelto era a Manciano, poco distante da Saturnia. Tutti i borghetti della zona sono un amore, ma se capitate in questo, fate una sosta “da Paolino” a mangiare un boccone. A noi l’avevano consigliato in paese, e l’abbiamo scelto per l’ultima cena della mini-vacanza. Avevamo di fianco una coppia di distinti newyorchesi che a fine pasto hanno voluto sulla guida (di Slow Food) l’autografo dello chef. “In cucina ci sono due cuoche, ché noi non abbiamo chef, ma due signore sui sessant’anni bravissime ai fornelli”, ha spiegato la titolare all’americano che è stato poi accompagnato a conoscere le due cuoche ed è tornato con un sorriso infinito in sala. Tutto buono (e onesto nel prezzo, poco più di 20 euro a testa): ricche di gusto sia le pappardelle al cinghiale sia il cinghiale alla maremmana, ma la mousse di ricotta con cioccolato fuso ci ha proprio stregato.

panino e strozzapreti
panino e strozzapreti

Borghetti nella zona – Avevo già visto due su quattro dei paesini in cui abbiamo passato qualche ora in tranquillità: Montalcino e Scansano. Non ero mai stata a Pitigliano e San Gimignano. Tutti e quattro i paesini, ancora d’aspetto medievale, raccolti sulle proprie collinette valgono una sosta (e un giretto anche rapido tra i vicoletti da cartolina). A Pitigliano, costruito sul tufo, bucato come un gruviera da cunicoli e cantine, e alla turrita San Gimignano (sosta fatta durante il viaggio di ritorno, risalendo verso Bologna), non mancate di fermarvi: sono delle perle. Le feste erano finite e pochi erano i turisti in tutti e quattro. Pochi erano anche i locali aperti. A Pitigliano, dove siamo arrivati a metà pomeriggio, dopo una mattinata alle terme quindi con una fame da lupi, ci siamo divorati nel bar sotto il paese (“Il golosone”), tra ragazzini che si organizzavano per la partita serale di calcetto e signori che smontavano dalla giornata di lavoro, un panino al salmone (ok, non sarà un piatto tipico però era invitante e buono) con un calice di rosso.

formelle d'artistaRitratti alla moda e campi da calcio – A Montalcino ero già stata e sono tornata volentieri. Non ricordavo le formelle celebrative dedicate alle annate del brunello. Le hanno firmate, negli anni, Salvatore Ferragamo, Oliviero Toscani, Roberto Cavalli, Ottavio Missoni, Miuccia Prada, tra gli altri. Sotto la fortezza c’è un campo da calcio, come se fosse la cosa più naturale del mondo. I campetti da calcio sono la mia coperta di Linus, vederli mi mette sicurezza e buon umore (lo so, non è proprio una cosa normale). Sempre per restare in tema food: mi sono ripromessa di provare a cucinare, una volta a casa, gli strozzapreti al brunello (8 euro) divorati alla trattoria L’Angolo, uno dei pochi locali aperti a pranzo in paese il 9 gennaio: non so se saranno all’altezza di quelli assaggiati, ma sono in agenda tra i piatti da realizzare nel 2014. Il vino, bevuto, era invece un ottimo Lombrone di Colle Massari, Sangiovese riserva del 2008.

Pitigliano e Saturnia
Pitigliano e Saturnia

Le terme – So che ci sono stabilimenti meravigliosi, in zona. Super attrezzati e magnifici come location, ma sono tornata alle cascatelle, le terme libere di Saturnia. C’ero stata il giorno dopo la sciagurata prestazione del Bologna a Grosseto, nel 2008. Lo 0-3 rimediato dalla squadra di Arrigoni contro il Grosseto di Pioli, aveva messo in discussione la promozione in serie A del Bologna. Con Rita avevamo deciso di fermarci un giorno in più in Toscana, spezzando così la trasferta e regalandoci una domenica di buonumore e relax. Rispetto ad allora, era l’11 maggio, c’era ovviamente molta meno gente. Si stava benissimo. Fuori 14 gradi, in acqua 37, di fronte le infinite sfumature di verde della Maremma. Non troverete cabine dove cambiarvi, armadietti dove appoggiare borse e vestiti, ma farete come in spiaggia e lascerete ciabatte, asciugamani e borsa a pochi metri dall’acqua. Nelle piscinette naturali c’erano anche famigliole con bimbi piccoli e diverse coppie in là con gli anni, esattamente come sei anni fa.

Montalcino e Casteldebole
Montalcino e Casteldebole

A Rita ho mandato una fotina con la “nostra” Saturnia, lei mi ha risposto con uno scatto della “nostra” Casteldebole. La mia sortita alle terme questa volta coincideva calcisticamente con il giorno dopo l’esonero di Pioli (dal Bologna) e l’arrivo di Ballardini (nel Bologna), e se non fossi stata in Toscana sarei molto probabilmente stata anch’io lì, in un luogo meno ameno e in una situazione decisamente meno allegra. Invece ero dentro l’acqua calda e sulfurea e in una splendida cornice, con la mia dolce metà a fianco. Bello. Ve l’avevo detto: non sempre le ferie alternative sono un male. Ps: il mio bicchiere è quasi sempre mezzo pieno.

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