La ragazza con l'orecchino di perla (Johannes Vermeer)
La ragazza con l’orecchino di perla (Johannes Vermeer)

E’ arrivata a Bologna da qualche giorno, e dall’8 febbraio sarà visibile a tutti, nel piano nobile di Palazzo Fava. Assieme ad altri 36 quadri della Golden Age olandese, La ragazza con l’orecchino di perla rimarrà esposta fino al 25 maggio, prima di tornare al Mauritshuis. Noi l’abbiamo guardata dritto negli occhi grigioverdi, il giorno di apertura della mostra alla stampa. Ci piace. Tanto. E visto che magari piace anche a voi… ecco dieci cose che dovete assolutamente sapere di lei per non farvi trovare impreparati.

  1. La ragazza con l’orecchino di perla non è mai esistita. O se preferite: nessuno ne conosce l’identità. Trattasi di un “tronie” (vedi punto 2). C’è chi (lo scrittore André Malraux) in quel ritratto ha visto la figlia di Johannes Vermeer, Marie, che all’epoca aveva 12 anni e i tratti simili, e chi sostiene che il pittore possa essersi ispirato al Ritratto di Beatrice Benci di Guido Reni, visto in copia dall’artista che mai venne in Italia. Sicuramente non è la domestica (come da libro e film) dell’artista, ma se vi piace crederlo, fate pure. Nessuno si offenderà.
  2. Dicesi “tronie” lo studio di un tipo immaginario, di un’espressione facciale, il dipinto di un volto idealizzato o convenzionale. I “tronie” non ritraevano persone realmente esistenti, per capirci. A rendere famosi i “tronie”, nella pittura olandese del suo tempo, fu Rembrandt, che ne dipinse a decine, ispirandosi al proprio volto. All’epoca non costavano molto, più o meno come una natura morta. Ora una fortuna.

    Natura morta con candela accesa (Pieter Claesz)
    Natura morta con candela accesa (Pieter Claesz)
  3. Oggi il quadro La ragazza con l’orecchino di perla ha un valore inestimabile. L’opera costò 2 fiorini più 30 centesimi di commissione, all’ultimo acquirente. L’affarone lo mise a segno Arnoldus des Tombe, collezionista d’arte, nel 1881. Glielo consigliò l’amico (funzionario statale del settore cultura) Victor de Stuers, durante un’asta. Pare che solo più tardi, una volta ripulito, si scoprì essere un Vermeer. Il ricco proprietario, senza figli, decise poi di lasciarlo in eredità, assieme ad altri 11 quadri, al Mauritshuis (nel 1902).
  4. Prima di essere la ragazza “con l’orecchino” per tutti la donzella dipinta da Vermeer era quella “con il turbante”. Il turbante, non in voga tra le fanciulle olandesi dell’epoca, era un accessorio tipico nell’Impero Ottomanno (l’artista voleva dare probabilmente al suo “tronie” un carattere esotico). Quello della ragazza in questione era pure assai costosetto, da dipingere. Il blu oltremare con cui Vermeer ha colorato la fascia che le cinge il capo si otteneva attraverso la macinatura dei lapislazzuli. Non badò a spese, il povero (vedi punto 10) Vermeer.

    Donna che scrive una lettera (Gerard Ter Borch)
    Donna che scrive una lettera (Gerard Ter Borch)
  5. La perla del quadro è particolarmente grande. E molto probabilmente finta. Non esistevano perle in plastica, ovviamente. Né risulta potesse essere coltivata. Più facile che fosse di vetro. Le importavano quasi tutte da Venezia, e poi venivano ridipinte, per dare loro una finitura opaca e naturale. La ragazza con l’orecchino di vetro però suona maluccio. Anche in questo caso potete restare convinti che la perla fosse vera, ché nessuno si offende.
  6. Come oggi, anche allora le perle andavano di moda. Tra il 1650 e il 1680 si trovano spesso nei quadri dei colleghi di Vermeer. E anche nei suoi fanno capolino. Addirittura 11 delle donne ritratte, nei 36 quadri attribuiti al pittore, indossano perle. 

    Diana e le sue ninfe (Johannes Vermeer)
    Diana e le sue ninfe (Johannes Vermeer)
  7. Non è l’unica ragazza con l’orecchino presente in mostra, e nemmeno l’unica ragazza di Vermeer. Sempre del pittore di Delft, nella mostra a Palazzo Fava c’è “Diana e le sue ninfe”, tra le opere giovanili del pittore (1653-1654, La ragazza con l’orecchino di perla è del 1665).
  8. Le sensuali labbra della fanciulla sembrano truccate. Probabilmente lo erano. Niente rossetto, allora si usava una matita di cera. Très chic.
  9. Turbante a parte, la fanciulla era assolutamente alla moda. La veste giallo-verde che indossa nel quadro era tipica dell’epoca: arricciata sul retro, cucitura alta e maniche lunghe, quella giacca tra il 1660 e 1670 era di gran moda.
  10. Infine l’autore: il maestro della luce Johannes Vermeer. Ancora oggi si sa poco di lui. Anche per questo venne soprannominato la “Sfinge di Delft”. Il pittore trascorse tutta la sua vita a Delft, centro produttivo famoso allora per la birra, per i tessuti e le ceramiche. Il padre, tessitore, mercanteggiava anche arte. Il pittore nacque nel 1632, e nel 1653 sposò Catharina Bolnes. Ebbero 15 figli, sì 15, molti dei quali morirono in giovane età. Nonostante oggi Vermeer sia considerato uno dei più importanti artisti della Golden Age olandese, nel 1675 morì lasciando la moglie e i figli minorenni in povertà. Le perle, si sa, portano lacrime…

    La ragazza con l'orecchino di perla (Johannes Vermeer)
    La ragazza con l’orecchino di perla (Johannes Vermeer)

La ragazza con l’orecchino di perla, nella mostra “Il mito della Golden Age da Vermeer a Rembrandt”, è esposta a Palazzo Fava in via Manzoni 2, a Bologna.

Orari: dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 20, il venerdì e la domenica dalle 9 alle 21, il sabato dalle 9 alle 22.

Per info e prenotazioni: 0422.429999, www.lineadombra.it

Biglietti con prenotazione: interi 13 euro, ridotti da 7 a 10 euro
Biglietti con guida (da prenotare): interi 21 euro, ridotti da 15 a 18 euro
Biglietti acquistati direttamente in loco: interi 12, ridotti da 6 a 9 euro

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