come in un biliardino
come in un biliardino

Se c’è una cosa che fa morir dal ridere, nel calcio, quello scalcagnato della bassa serie A, o dell’alta serie B, quello a cui siamo abituati da quando seguiamo il Bologna per lavoro, è l’annuncio del silenzio stampa.

Solitamente arriva dopo prestazioni imbarazzanti e copiose sconfitte. Solitamente tocca all’incolpevole addetto stampa farsi portavoce dell’improbabile decisione. Ieri ci ha pensato direttamente il terzino destro del Bologna Garics, nel prepartita. Precisando: “Ci resteremo fino alla fine della stagione”.

Motivazione? “Preferiscono così, stanno più concentrati”, ha spiegato poco dopo il vice allenatore rossoblù. Il dg Zanzi ha aggiunto: “Il silenzio stampa permette al gruppo di lavorare, compattarsi e di pensare solo al campo”. Come se due parole buttate lì, seguendo il copione del calciatore di serie A (roba che neanche Centovetrine), poi tornassero a riproporsi come peperoni durante il match della domenica, e costringessero tutti a ruttini e figuracce barbine.

conferenza stampa classica
conferenza stampa classica

I silenzi stampa non servono a nulla. Sono ridicoli. Sono anche irrispettosi. Non certo verso i tifosi, ben più colpiti da partite e risultati, men che meno verso i giornalisti, che riescono a far giornata pur senza le dichiarazioni di rito di calciatori e tecnici, quanto verso l’intelligenza di chi li accetta e di chi li promuove (pare che la società non abbia gradito il disappunto del capitano Perez verso il ritiro, e sia stata determinante in questa scelta).

Chiunque sia l’artefice di questa genialata, il senso non cambia. Possono deconcentrare dieci minuti di domande e risposte? Se fosse davvero così, ci sarebbe seriamente da preoccuparsi. Anche ordinare un caffè diventerebbe difficile per uno che tre volte all’anno parla per dieci minuti del lavoro che fa, e rischia, facendolo una quarta volta, addirittura di deconcentrare se stesso e la squadra tutta.

E poi per dire che? Mediamente poco. Quale giocatore, davanti a giornalisti e para giornalisti, fotografi e cameraman, si lascia andare a grandi rivelazioni con il pericolo di essere frainteso o criticato? Nessuno. Anche perché – da prassi (non solo bolognese) – chi è considerato a “rischio sparata” non viene certo fatto sfilare davanti ai microfoni.

conferenza in mix zone
conferenza in mix zone

Le interviste libere, quelle in cui il giornalista sceglieva chi intervistare e il giocatore sceglieva con chi parlare, non esistono più da anni (a Bologna dai tempi di Baggio). Oggi quasi ovunque decide il giocatore se parlare e la società chi far parlare.

Se per un giornalista buttar giù un pezzo con le dichiarazioni raccolte in conferenza stampa si riduce a un mero esercizio di stile, per un giocatore dev’essere qualcosa di simile. Si tratta di imparare alcune elementari formulette, da rielaborare a piacimento, per dribblare un titolone fastidioso: il tifo è sempre fantastico anche se ti vomita addosso tutti gli insulti possibili e immaginabili, l’allenatore è sempre bravo anche se ti mette fuori ruolo o fa giocare il collega brocco al posto tuo, lo spogliatoio è sempre unito anche se siete divisi in bande come neanche I guerrieri della notte.

conferenza stampa estiva
conferenza stampa estiva

Ecco, da qui alla fine della stagione, non sentiremo né leggerete più frasi tranchant come “sono a disposizione del mister”, “abbiamo lavorato bene”, “dobbiamo fare punti“. Ci dormiremo la notte.

Magari sognando che un giocatore, davvero anche uno soltanto, davanti a ‘sta idiozia del silenzio stampa, abbia reagito. Anche sono ridendosela alla grande, in faccia al promotore dell’iniziativa. La rivoluzione delle parole mancanti. Una specie di cruciverba del calcio intelligente.

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