via Belvedere
via Belvedere

Via Belvedere, assieme al Pratello e vicolo Ranocchi, è una delle strade che preferisco per un aperitivo lungo di chiacchiere. D’estate è una meraviglia, con i tavolini all’aperto e i concertini che allietano le serate tra il Mercato delle Erbe e via San Gervasio. Sono tanti i locali che uniscono forze e filosofia per rendere questo angolo di vecchia Bologna uno dei luoghi più piacevoli di una movida dall’anima conviviale tipica della città. Quando il clima lo permette, ci si può sedere a un tavolo, ordinare una bottiglia e magari mangiarsi un cartoccio acquistato al mercato, come accade nella mia amata Osteria del Sole nel Quadrilatero.

Mercoledì sera sono tornata per la terza volta in uno dei locali che hanno aperto da poco in via Belvedere: si chiama Pastis, in onore dell’aperitivo francese a base di anice amato dal proprietario (io detesto l’anice ma è un problema mio, mi sa).

Ero reduce da una giornata di salti mortali, conclusa con una sfilata con cena alle Scuderie in piazza Verdi assieme all’amica e collega Giorgia. Dovevo passare dal locale in questione per chiedere due informazioni in merito a un articoletto che avrei dovuto scrivere sul Corriere il giorno dopo. Era tardi. Ero stanca.

Parcheggio lo Scarabeo ed entro. Nel locale Fiorella Mannoia stava cantando “Felicità” di Lucio Dalla. C’era solo la sua voce, e quella che resta una delle mie canzoni preferite di Dalla. “Cosa vuoi da bere?”. “Nulla, solo chiudere questa giornata sfiancante”.

Pastis (interno)
Pastis (interno)

Mentre facevo domande, le ultime di una giornata passata a fare domande e a scrivere risposte, mi hanno raggiunto Massimo e Rossella. E ci siamo fermati un po’. A parlare però di vino, di gin e di vodka. E di amici in comune (a Bologna ci si conosce tutti, la teoria dei sei gradi di separazione qui non funziona) e di poi altra musica.

Gray Goose
Grey Goose

Quella di Cremonini, ad esempio, che aveva seguito la Mannoia nella playlist del locale, e del suo prossimo concerto sold out. Del Bologna calcio e di Consorte e Tacopina. Della sfilata appena vista e dei bijoux elettrici di Erika. E poi della vita. Di come è facile farsi trascinare in un vortice di impegni e amarezze senza rendersi conto degli effetti collaterali della vana lotta contro il tempo e le piccolezze altrui. “Vedi, alla fine anche mia moglie l’ha capito e non ha più quei segni sulla pelle che hai tu”, ha sentenziato Claudio da dietro al bancone (nelle foto non lo vedrete, non ama farsi fotografare). “Smettila di correre, e lasciati scivolare tutto addosso”.

La notte è scivolata via veloce, questo sì. E il passaggio al Pastis si è tramutato in una sosta piacevole.

Certi posti e certi osti sono proprio speciali.

Pastis (esterno)
Pastis (esterno)

Pastis ha tutti i crismi per diventare un accogliente rifugio. Ha anche ottimi vini e preziosi distillati. Ovviamente a scaffale c’è anche la Grey Goose di Cremonini, “ma sono meglio la Snow Queen e la Heavy Water”.

i gin di Pastis
i gin di Pastis

Tra i vini, nelle prime due puntate al Pastis ho bevuto un sorprendente rosso dell’Etna e un altrettanto piacevole Albana. Se passate, lasciatevi suggerire qualche nuova bottiglia: sono bravi anche con i vini, non sono con i consigli di vita, qui, in via Belvedere 7.

lavagna dei vini di Pastis
lavagna dei vini di Pastis

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *