Ci sono notizie che tagliano la tua vita verticalmente, regalandoti un prima e un dopo. Ce ne sono già state e ce ne saranno ancora altre, purtroppo. E’ la vita, la parte più schifosa della vita.

Quella che mi ha raggiunto domenica è una di queste notizie. Se n’è andato un collega domenica. Uno onesto e bravo. Uno con cui ho discusso mille volte e con cui ho riso di più: Michael.

Chi ha scritto quotidianamente di Bologna negli ultimi dieci anni, come Michael ha fatto al Domani prima e alla Gazzetta poi, ha trascorso ore e ore fuori dalla redazione, lontano dal pallone e a contatto con i colleghi di altre testate. Seguire il Bologna negli anni caldi dei Menarini, di Porcedda e di Guaraldi voleva dire passare giornate intere tutti assieme in attesa davanti ai cancelli di Casteldebole, all’ingresso della Cogei o sui marciapiedi di via della Zecca. C’era tempo per conoscersi, amarsi e odiarsi, mentre si faceva notte aspettando un cda decisivo, un esonero sofferto o semplicemente un titolo.

Con Michael avevamo spesso idee diverse, quindi a volte capitava di battibeccare sul calcio, il mondo del giornalismo, il modo di approcciarsi a questo mestiere. Poi magari ci si ritrovava a sorridere per gli stessi gusti, le stesse fisse, gli stessi giudizi.

Quando ti doveva dire una cosa che non avresti gradito Michael te la indorava con una risata. Tu non eri d’accordo e ribattevi, ma lui ti aveva anticipato con quella sua risata e allora dovevi cambiare tattica. Quella risata anticipata e ripetuta a me spiazzava sempre, però, così alla fine vinceva lui, anche se credevo di avere ragione io e rimanevo con il broncio e sulle mie posizioni ancor più di prima. 

Discutere con persone intelligenti e oneste è sempre cosa piacevole (almeno per me). Di spiacevole c’è quello che è accaduto dopo il periodo delle poste in giro per la città: ci siamo persi di vista. Nemmeno per tantissimo tempo, ma abbastanza perché la notizia di domenica mi lasciasse senza parole. Giusto sabato mi avevano detto che Michael non era stato bene, ma che si era ripreso. Mi ero promessa di chiamarlo. Dopo nemmeno 24 ore ho saputo che non c’era più modo di farlo.

Era schivo, Michael, certe cose di lui le scoprivi dopo mille domande. Ed erano piccole conquiste, come certe belle parole, gratuite e inattese, che ora conserverò come ricordi preziosi.

Se lo avessi chiamato prima, probabilmente non mi avrebbe detto nulla del suo stato di salute. Forse avrebbe fatto melina. Poi magari avrebbe riso e mi avrebbe spiazzato ancora una volta.

Sarebbe stato più facile, però. Mi sarei sentita meno inutile e stupida. O magari no. Non lo saprò mai.

Una cosa la so. So che riascoltare questa canzone gli farebbe piacere. E’ una cosa piccola, che aiuta solo me. Ma sono io che devo fare i conti con me, sebbene questa volta purtroppo i conti non vogliano tornare. 

Eccola.

https://www.youtube.com/watch?v=k8mtXwtapX4

Ciao, Michael 

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