Lo scarabeo scomparso
Lo scarabeo scomparso

Ci sono piccoli gesti che valgono più di mille slogan consumati sulla mancata civiltà che avrebbe contagiato irrimediabilmente Bologna. Sono dettagli che rafforzano l’immagine di una città non abbruttita dall’individualismo imperante ma al contrario, a tratti, ancora meravigliosamente umana. 

Ogni volta che di quei gesti sono in qualche modo testimone, mi si stringe il cuore pensando alla superficialità e alla leggerezza con cui spesso bistrattiamo un tratto identitario di Bologna e l’idea che sopravvive di questa città fuori dalle sue mura.

A volte sono bagatelle a lasciarmi con la dolce convinzione di vivere in un mondo ancora capace di slanci teneri come quelli di una madre, non per forza matrigna severa e arida di sentimenti come la si vuole sempre più spesso dipingere. Ma non penso contino meno.

È un discorso, questo, che si potrebbe allargare ad altri contesti, ma meriterebbe più parole e un’analisi diversa. Qui si racconta più semplicemente di una città e di un’attitudine.

C’è del bello a Bologna, oltre i suoi infiniti portici e il suo splendido profilo medievale, basta volerlo vedere.

L’ultimo gesto in ordine di tempo che ha rafforzato in me l’immagine di una città che non dimentica i suoi figli, ma al contrario sa ancora nutrirli di belle speranze, è arrivato condividendo in rete la perdita del mio motorino. Me lo hanno rubato il primo maggio sotto casa in pieno centro, a due passi dal tribunale. Ho postato su Facebook una sua foto e ho chiesto la cortesia di segnalarmi la sua presenza, qualora qualcuno lo dovesse ritrovare o vedere in giro: si nota, visto che è uno Scarabeo rosa e in città si contano sulle dita di una mano i motorini di quel colore.

Ecco, quel mio post è stato condiviso da oltre 600 persone. Non sono poche. E non si tratta solo di persone che mi conoscono, ma è gente che prova a darmi una mano per risolvere il mio problema.

Si chiama solidarietà, senso civico, generosità: scegliete voi, ogni definizione per me è corretta.

Certo potrei raccontarvi che nel centro di Bologna, in una zona sensibile, c’è chi riesce a rubare un motorino rosa in pieno giorno passando inosservato, quindi suonare il disco dell’indifferenza, del mondo che fa schifo e della vecchia Bologna che non c’è più. Ma è un disco che non ho mai messo su perché suona maledettamente stonato.

Non viviamo in una favola, né in un paradiso terrestre, ma ci sono pennellate dai colori pastello di cui godere ancora. Basta accorgersene. Spero che il cuore non mi si stringa mai tanto da costringermi a quella miopia del rancore e dell’insoddisfazione che purtroppo vela lo sguardo a molti.

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